Una delle principali innovazioni introdotte con la legge 10/1990, del 15 ottobre, dello Sport (legge dello sport) è stato il riconoscimento dell’esistenza di competizioni sportive professionali rispetto a quelle non professionali. Competizioni professionali che hanno risposto, in termini di motivazione stessa della legge dello sport, alla nascita in quel momento di uno ” spettacolo sportivo, fenomeno di massa, sempre più professionalizzato e commercializzato”.

Cos’è considerata una competizione sportiva per professionisti?

Cos'è considerata una competizione sportiva per professionisti?

Mentre nelle competizioni sportive non professionali, di natura ufficiale e di portata statale, la qualifica e, se del caso, l’organizzazione sono depositate nelle federazioni sportive spagnole (ex art. 33.1.(A) della legge sport), nelle competizioni sportive professionali (che sono ufficiali) a livello statale la qualificazione di questi come professionisti risiede nel Consiglio superiore dello Sport (primo comma dell’art. 46.2 della legge Sport) e la sua organizzazione necessariamente (non “a seconda dei casi”” nei campionati professionistici [1] (ex art. 41.4.(A) della Legge sullo sport), che sono configurati come una nuova forma di associazione, esclusivamente e imperativamente integrati da tutti i club che partecipano a competizioni ufficiali di natura professionale, club che devono, a loro volta, diventare obbligatoriamente società per azioni sportive (SAD)[2] .


Pertanto, in aggiunta ai tradizionali -e ribadito dalla dottrina – implicazioni della creazione di competizioni sportive e professionali (vale a dire, che la loro organizzazione è affidata a campionati professionistici e i loro partecipanti devono adottare la forma giuridica della TRISTE), va notato un ulteriore, sicuramente meno soggetto a controllo giuridico: che, in conformità con la Legge dello Sport, possono esistere solo in competizioni sportive di natura professionale in quegli sport in cui i partecipanti sono raggruppati in club e TRISTE.

Ciò esclude, ictu oculi, che le competizioni sportive professionistiche possano essere dichiarate quelle che si riferiscono a modalità sportive praticate individualmente dagli atleti senza integrazione in alcun club o triste. Questo spiega perché, ad esempio, i maestri di tennis di Madrid o l’Open di golf spagnolo non sono, e non possono mai essere, competizioni sportive professionali ai fini dell’attuale legge sullo sport, nonostante il fatto che la stragrande maggioranza dei partecipanti sia impegnata esclusivamente nella pratica di questo sport e che queste competizioni abbiano una famigerata importanza e dimensione economica e sociale.

Regolamento dell’Alto Consiglio Sportivo

Regolamento dell'Alto Consiglio Sportivo

Una volta chiarito questo, la prossima domanda a cui rispondere è perché alcune competizioni sono dichiarate dal Consiglio superiore dello sport (CSD) come competizioni professionali e altre no.


Articolo. 46.2 della legge sullo Sport stabilisce nel suo terzo comma Che: “criteri per la qualificazione delle competizioni professionali, tra gli altri, l’esistenza di legami di lavoro tra club e sportivi e l’importanza e la dimensione economica della competizione”, senza che vi siano più regolamenti per svilupparla. Di conseguenza, i criteri che devono essere valutati per qualificare una competizione come professionista sono: l’esistenza di legami di lavoro tra club e atleti, l’importanza e la dimensione economica della competizione e altri criteri (poiché la formulazione di questo art. 46.2 elenca i due requisiti espressamente indicati sotto numerus apertus).

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